Che cos’è il PM2,5 e a cosa serve?

Un indice molto, molto importante per quantificare le emissioni di gas inquinanti. Fa riferimento alle polveri sottili presenti nell'aria, soprattutto quelle più nocive per la salute.

Di recente, si è parlato spesso dell’inquinamento nei grandi centri urbani. Con particolare riferimento a Milano, che risulta in cima alle classifiche per emissioni di agenti inquinanti, ricorre con frequenza l’unità di misura del PM2.5, utilizzata per quantificare il grado di inquinamento dell’aria. Ma che cosa significa esattamente questo parametro? E perché si usa?

PM 2.5, polveri sottili e qualità dell’aria

Dall’inglese particulate matter, particolato, il PM 2.5 indica la presenza nell’aria di polveri sottili, con dimensioni inferiori ai 2,5 micron – cioè 2,5 millesimi di millimetri. Le polveri sottili sono di varia natura: micropolveri, metalli pesanti, nitrati e solfiti. Estremamente leggere, restano sospese nell’aria e risultano particolarmente pericolose per la respirazione polmonare. 

Esistono polveri di dimensioni maggiori, come il particolato di 10 micron (PM10), ma il PM2.5 è di gran lunga il più pericoloso: abbastanza sottile da penetrare in profondità nei polmoni, può raggiungere anche i bronchi e gli alveoli. Può causare varie malattie, se penetra nel circolo sanguigno, non da ultimo tumori.

I limiti dell’OMS

Ecco perché l’OMS ha fissato una serie di regolazioni sull’emissione del PM2.5, valori raccomandati per mantenere il particolato entro una soglia non pericolosa per la salute. Nello specifico:

> il PM10 non deve superare la media giornaliera di 45 µg/m³ (micro-grammi per metro cubo), con una media annua di 15 µg/m³.
> Il PM2.5 deve mantenersi entro una media giornaliera di 15 µg/m³, annualmente 5 µg/m³.

Tuttavia, non sempre le leggi nazionali si adeguano agli standard dell’OMS: in Italia la normativa è sicuramente più generosa, visto che il limite medio annuo è fissato a 25 µg/m³ (10 unità in più rispetto a quanto stabilito dall’OMS). Ma non sempre la legge è sufficiente: basta pensare che a Milano, il 18 febbraio, la concentrazione di PM2.5 ha toccato il picco di 118µg/m³  – dieci volte superiore al limite dell’OMS.

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Da dove viene il PM2.5?

Le polveri sottili non sono tutte di origine antropica (cioè generate dall’uomo). Esistono anche in natura ma negli ultimi secoli, con l’invenzione del motore a scoppio, si sono diffuse sempre di più, provocando alterazioni climatiche e surriscaldamento globale.  

Oggi gran parte del PM viene proprio da qui, dalla combustione dei motori che libera nell’aria ingenti quantità di gas serra. Va detto però che nelle classifiche più recenti è aumentato di molto l’incidenza del riscaldamento domestico. Secondo Inemar, nel 2021 il 52% delle polveri PM2.5 presenti nell’aria proveniva dalle abitazioni: stufe, caldaie, caloriferi, condizionatori.

Anche per questo motivo, il fotovoltaico diventa una soluzione sempre più concreta per ridurre la circolazione di polveri sottili. Con un impianto di ultima generazione, le abitazioni possono diventare full electric: senza gas né combustione, ma con condizionatori, pompe di calore e piani a induzione agganciati all’impianto fotovoltaico. Si annullano le emissioni e, allo stesso tempo, le bollette si approssimano allo zero.

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